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lunedì 27 maggio 2013

Sono già passati tre anni....

Da quando i miei se ne sono andati, col botto. Lui il 4 maggio, lei il nove maggio 2010, lei stava benone, ma ha voluto seguirlo. Furono giorni terribili, e terribilmente poetici per la vicenda di Enzo & Mayda. Si erano sposati il 12 maggio del 1956 e il 12 maggio del 2010 è stato il giorno in cui le loro due urne sono state riunite in unico loculo. Da brivido, vero? Sulla lapide ho fatto mettere due loro ritratti a colori, scattati da me in un ventoso settembre del 1977 sulla spiaggia di San Vincenzo, in Toscana. Erano sorridenti e sereni in quelle foto. Avevano sempre vissuto in simbiosi, uno per l'altra. Negli ultimi sei mesi della sua vita mio padre, vista la costante presenza e gli sforzi che facevo per aiutarli, era diventato più sereno, consapevole che se se ne fosse andato, io avrei badato alla sua amata Mayda. Quando ho svuotato la loro casa per venderla, ho trovato un biglietto di auguri scritto da mio padre a mia madre per il loro anniversario di matrimonio, qualche anno prima; diceva più o meno così: "Ti ricordi il 12 maggio del 1956, e ti ricordi di quella valigia dimenticata in un taxi tramite la quale ci siamo conosciuti? Spero di tenerti compagnia per un altro po. Enzo" E il legame era così forte che quando lui se ne stava andando, lei, che non sapeva della sua morte, iniziò a sentirsi male. Una storia straordinaria. Da allora io sogno costantemente sia mia madre che mio padre, ogni notte, senza eccezioni. Non ricordo molto dei sogni, purtroppo. A volte mio padre mi appare come era nei suoi ultimi giorni di vita, appoggiato ad un deambulatore, confuso e stanco di vivere, altre volte lo vedo come era a cinquant'anni, nel pieno della maturità della sua vita, dinamico, in carriera, sempre in movimento. Mia madre la sogno meno spesso. Forse perché la sua morte è stata più imprevista, più difficile e con più sofferenza. E forse anche perché dopo tre giorni di agonia, mi sono sentito il dovere di parlarle, da solo, e dirle: "Mamma, lasciati andare, non soffrire più, papà è già andato e ti aspetta (Lei non aveva fatto in tempo a sapere che era morto)" e lei due ore dopo era morta. E forse ancora adesso faccio fatica a confrontarmi con questa scelta di parlarle e dirle di lasciarsi andare, ancora mi angoscia averlo dovuto fare, ma soffriva troppo, battito a 220 per tre giorni, maschera a ossigeno a succhiare quel poco di aria che i suoi polmoni le consentivano di acquisire...eppure, ancora faccio fatica a confrontarmi con quell'episodio. E in ogni caso, una cosa ricordo dei sogni, come era nella vita reale, ero sempre io che andavo da loro a chiedere un consiglio, un parere, un conforto. Quando se ne vanno, ci si sente soli anche a cinquant'anni, credo a qualsiasi età.
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