lunedì 27 maggio 2013

Come nascono le passioni

E' interessante scoprire le origini di una passione, specialmente quando consentono un flash (back) su un periodo passato. In casa mia la musica l'ha sempre fatta da padrona, sia mio padre che mia madre, pur non suonando nessuno strumento, hanno sempre "consumato musica". Basti dire che verso il 1962 mio padre acquistò un giradischi stereo, in forma di fono valigia, completo di due casse che si integravano nel coperchio per chiudere il tutto!!! E dischi d'epoca, di ogni genere, dalla musica classica, alla lirica, al jazz, colonne sonore (Ennio Morricone su tutti), Burt Bacharach, e la musica leggera italiana dell'epoca. E io ero entusiasta della musica, e ne ascoltavo in continuazione. Alle elementari ebbi la fortuna di avere una maestra proveniente da una scuola sperimentale, che in classe faceva ascoltare brani di musica classica e poi chiedeva di scrivere un tema sulle sensazioni che suscitava la musica, e forse qui è nata la mia passione per scrivere, ma di questo magari ne parlerò in un altro post. La musica mi piaceva e mi prendeva già tantissimo, e infatti mi feci regalare un mangiadischi, che portavo sempre con me insieme ai miei fidati 45 giri dell'epoca e una scorta di pile. Verso la prima media a casa di mio cugino misi mano per la prima volta a una chitarra, acustica naturalmente, e chiesi ai miei genitori di prenderne una anche a me. Così cominciai a suonare, a casaccio, ma con passione e in continuazione. Mio padre, buonanima, stufo di sentire quello scempio, mi mandò a lezione da un ragazzo che suonava in un gruppo e che con cinque lezioni ben assestate mi insegnò ad accordare la chitarra, (che fatica...) e i primi accordi (giro di do), ma, soprattutto mi fece provare la sua chitarra elettrica, una Fender Stratocaster con un Fender combo valvolare. Ricorderò per sempre la sensazione estatica di suonare per la prima volta una chitarra elettrica, con riverbero e tremolo, a volume devastante, arpeggiando House of the rising sun...con un suono pulitissimo, cristallino e definito. Da quel momento capiì che volevo una chitarra elettrica. E visto che disponibile non c'era, mi ingegnai a costruirne una: presi il famoso giradischi di mio padre, staccai il pickup microfonico dalla puntina, allungai il filo collegato al pickup e lo piazzai sotto le corde della mia chitarra acustica Eko, ottenendo un improbabile suono elettrico proveniente dalle casse del giradischi di mio padre. A quel punto mio padre capì che non aveva scampo e, sempre più buonanima, mi portò alle Messaggerie Musicali in corso Vittorio Emanuele a Milano e mi comprò una Eko semiacustica, imitazione della Gibson 335, con leva tipo Bigsby e un ampli Urano da 10 Watt con il tremolo. Iniziai così a rompere i timpani, e gli zebedei a tutti... e nei week end prendevo chitarra e ampli, salivo in autobus, e andavo da mio cugino, che nel frattempo aveva preso un elettrica anche lui, imitazione Stratocaster rossa, un distorsore con wha wha integrato e un amplificatore grande come una radio. Quella fu la prima band, con me e mio cugino alle chitarre elettriche e l'altro mio cugino alla batteria formata da fustini di Dixan e scatole di polistirolo con dentro elementi in metallo che facevano un casino d'inferno. Erano gli anni di uscita dei capolavori del rock, Machine Head dei Deep Purple, ad esempio, e noi ci si cimentava in improbabili versioni di Smoke on the water, e ascoltato il primo disco dei Black Sabbath, rovinammo anche Paranoid. E via rovinando... Ma che voglia, che passione... Quando non suonavo con i cuginos, (a proposito, mio cugino si è poi diplomato in chitarra, non è rimasto un musicante da quattro soldi come me) mi chiudevo in casa, con il nuovo giradischi che mi avevano regalato, ascoltavo e provavo a replicare gli eroi dell'epoca, rimasti tali per me anche oggi: Alvin Lee (Ten Years After), Hendrix, Blackmore, Jimmy Page. Passavo ore e ore a provare, rallentando i dischi da 33 a 16 giri per cercare di capire come diavolo facevano.... E quella passione non è mai cessata. Oggi a 55 anni (quasi) suonati, e forse un po' suonato anch'io, dopo vent'anni con una band, tre dischi, diverse centinaia di concerti, ancora suono, con mio figlio, e proprio non riesco a smettere. Chudo la rievocazione con un episodio: il mio primo ampli serio fu un Tekson, full stack, testata a transistor da 130 watt e due casse 4x12, una roba grande come un frigorifero grande, acquistato a caro prezzo da un turnista che lo vendeva. Annunciai ai miei che andavo a prenderlo, leggendo nei loro occhi una certa, e giusta, preoccupazione, pur non sapendo bene di cosa si trattasse. Arrivato a casa, scaricai l'ampli dall'ascensore e suonai alla porta di casa mia con la testata in mano. Aprì mio padre, che vista la testata disse "accidenti quanto è grosso..." senza guardarlo negli occhi posai in casa la testata,gli dissi, "aspetta..." e presi la prima delle due casse. Mi guardò esterrefatto. Posai la cassa in terra e gli dissi, con voce fioca, "aspetta..." e presi la seconda cassa... Non ripeterò quello che mi disse, ma alla fine, come sempre, mi incoraggiò e accettò la sventura di buon grado. Tempi eroici. Se avete voglia di commentare o raccontare le vostre esperienze, mi farebbe piacere.
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